Art Trading&Finance

Il rito perduto di fotografare i morti

· 2 min di lettura · Art Trading & Finance · Pubblicato originariamente in English

Il rito perduto di fotografare i morti

Nonostante l'attuale ubiquità delle fotocamere, raramente ci fermiamo nella nostra frenesia di condivisione sui social media per documentare uno degli eventi più significativi di tutte le nostre vite: la morte. Nel XIX secolo, quando la tecnologia fotografica divenne accessibile al pubblico, documentare i propri cari sul letto di morte o persino dopo il decesso non era affatto insolito. Queste fotografie rappresentavano una parte vitale di un sano processo di elaborazione del lutto, offrendo un modo tangibile per mantenere viva la memoria di una persona amata e tenerla vicina nei momenti di bisogno. Con la fotografia nacque un mezzo per preservare l'immagine di un membro della famiglia prima che scomparisse per sempre sotto terra.

Il rito perduto di fotografare i morti — Tav. I
Tav. IIl rito perduto di fotografare i morti

La morte non era un concetto lontano dalla vita o distaccato come lo è oggi, ma qualcosa che poteva sopraggiungere rapidamente in qualsiasi momento e restare tra le mura domestiche. Superato il disagio iniziale nel vedere la morte rappresentata in modo così franco, possiamo percepire una reale risonanza emotiva nel modo in cui queste immagini venivano realizzate con amore verso il defunto. A causa delle epidemie e dell'alto tasso di mortalità infantile, questa era spesso l'unica occasione per avere un'immagine di un familiare da esporre nei salotti o negli album di famiglia, fianco a fianco con le foto dei vivi. Una prova concreta del cambiamento sociologico dell'epoca fu l'immediata attribuzione di un nome ai neonati; nel XVIII secolo, infatti, sulle lapidi si leggeva spesso solo la parola "bambino". A nessuno che morisse prima dell'anno di età veniva dato un nome. Le fotografie erano parte integrante della morte nel XIX secolo, un'epoca in cui il lutto non era qualcosa da sopportare con durezza per essere superato in fretta. Si facevano persino picnic presso le tombe di famiglia.

Il rito perduto di fotografare i morti — Tav. II
Tav. IIIl rito perduto di fotografare i morti

Anche se oggi siamo più turbati dalle immagini della morte rispetto a cent'anni fa, non dovrebbe esserci nulla di sgradevole in quella che un tempo era una forma di memoria profondamente personale. Oggi, a Varanasi, in India, dove ogni giorno avvengono centinaia di cremazioni sul fiume Gange, i morti sono una presenza costante, accompagnati da canti e balli, avvolti in fiori arancioni e rosa. Intere economie sostengono gli ultimi riti, inclusi fotografi che, per un piccolo prezzo, scattano un ritratto del defunto prima che la pira venga accesa e le ceneri affidate alla corrente dell'acqua.

Qui la morte non è qualcosa da guardare con disprezzo o timore: è celebrata.

Il rito perduto di fotografare i morti — Tav. III
Tav. IIIIl rito perduto di fotografare i morti

Continua a leggere

Altro dal journal

Tutti gli articoli